Mannaggia a te Gianfranco!
domenica, 9 agosto 2009
Ogni tanto prendendo l’ennesimo caffè della giornata o commentando alcune tristi notizie della cronaca paesana capitava di scherzarci sopra: che ci vuoi fare…se ne vanno sempre i migliori. Era il congedo che rimandava all’appuntamento del successivo sabato mattina, per il solito caffè, per i soliti commenti, per i nostri briefing sulle iniziative della Pro Loco. Ma questa volta il sabato di un agosto come tanti altri è stato l’ultimo davanti ad un caffè, l’ultimo formale incontro seduti uno davanti all’altro all’Ufficio Turistico per il consueto lavoro sulle iniziative programmate. Gli ultimi sguardi di saluto lungo il marciapiede. Poi nel pomeriggio squilla il cellulare e la notizia non è di quelle da commentare ma da vivere istante per istante con l’angoscia in gola. L’autoambulanza è gia sul posto e dentro c’è il tuo amico di sempre che sta lottando tra la vita e la morte. Non puoi fare nulla se non osservare i numeri che compaiono sul monitor che ti avvertono se il suo corpo reagisce ai medicinali inoculati nelle tante vie di assunzione da numerose mani soccorritrici, se nelle parti del suo corpo c’è un minimo di segnale nonostante l’elettrostimolazione e il massaggio cardiaco. L’elicottero in fase di atterraggio fa oscillare quella piccola isola di soccorso ma le rigorose procedure impongono di non fare un viaggio inutile, occorre stabilizzare la situazione e allora è un continuo passaggio di tubi e tubicini, fiale e liquidi intravena, domande degli operatori sanitari che si confondono nell’angoscia delle risposte. Non importa se sono o non sono un parente stretto, sono comunque un amico, lì presente, mentre gli altri conoscenti o curiosi sono tenuti a distanza. Un carabiniere chiede della data di nascita, rispondo inebetito con lo sguardo rivolto sull’amico ignaro di tutto quello che gli sta accadendo intorno. Cosa importa se sei un personaggio controverso, la tua coscienza è a nudo davanti a tutti come il tuo corpo inerme sulla lettiga. E’ nato a Roma il 17 dicembre del 1943, ci sono voluti circa 66 anni per giungere a questa scena finale sul prato di Cetona circondato da curiosi e conoscenti e al centro un maestoso elicottero giallo a sua disposizione pronto a trasferirlo. Se ti avessero detto che sarei stato li accanto a te tenendo tra le mani la tua dentiera racchiusa in un sacchetto a scrutare ogni tuo sperato sussulto ti saresti sbellicato dalle risate. Invece questa volta è solo un breve racconto tra le lacrime. Una sequenza di un film che non avrei mai voluto vedere…le pale dell’elicottero girano, il portellone si apre, tutti ti spingono dentro, è l’estrema corsa finale, è l’ultimo sguardo che ho rivolto al tuo volto, finché solennemente nella polvere sollevata su quello che è la vita, ti sei verticalmente elevato in cielo. Sto piangendo Gianfranco, non ho altre parole per commentare quel breve messaggio notturno che mi annunciava l’arrivo al traguardo. Mannaggia a te che sei voluto essere tra i migliori ad andartene così.
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