L’indegni di questo Paese
domenica, 15 aprile 2012
C’è chi dice che nel cinema non esiste la Verità, cioè che la verità della inquadratura delle immagini, la verità della recitazione, mostra altro…
L’uscita nelle sale cinematografiche di due film che riguardano alcuni momenti bui della nostra Storia italiana mi hanno “costretto” come tante persone anonime che costituiscono questo collettivo contemporaneo tutto italiano ad andare a vederli. Il primo è “Romanzo di una strage” il film di Marco Tullio Giordana sulle bombe di piazza Fontana e l’altro è “Diaz” di Daniele Vicari , che parla dell’irruzione della polizia nella scuola genovese al termine del G8 di Genova.
Due film diversi che tuttavia ti fanno uscire dalla sala cinematografica con l’amaro in bocca e una rabbia impotente. Inutile commentare se la sceneggiatura dei due film è stata capace di “rivelare” al pubblico delle Verità, nonostante siano entrambi supportate da testimonianze, atti processuali, immagini reali. Quello che accomuna i due film e che emerge dalla visione delle immagini, crude e senza pietà per lo spettatore nel caso di Diaz, è il ruolo dello “Stato Italiano” in queste due vicende. Alcuni commentatori dicono che sono film “per chi ha il coraggio di osservare i fatti e non per chi preferisce continuare a raccontarsi la versione che più si adatta alla propria ideologia”, ma indipendentemente da quel genere di “versione”, quelle bombe che a distanza di anni non hanno trovato un nome dei mandanti o esecutori delle stragi (di Milano come quella di Brescia) e quella violenza dei Black bloc gruppo eterogeneo di individui (anarchici, anti-capitalisti, no-global, esponenti di centri sociali, vandali, provocatori e “infiltrati” delle forze dell’ordine… ) che misero a ferro e fuoco Genova, quello che mette “rabbia” sono alcune frange dello Stato. Servizi deviati che da sempre insabbiano le Verità e reparti di Polizia in una rappresentazione del loro essere comuni cittadini al servizio dello Stato, che non hanno scrupolo a compiere atti di pura violenza su altrettante persone, giovani ragazze e ragazzi, nonché anziani, da definire vera e propria “mattanza”.
I nomi e cognomi di coloro che sono i responsabili diretti e indiretti di simili azioni si conoscono dagli atti processuali e sebbene la giustizia trovi motivo di non renderli colpevoli a tutti gli effetti, viene da chiedersi uscendo dal buio della sala cinematografica, chi siano quelle losche figure che si aggirano negli uffici dello Stato, nelle aule di Giustizia, nelle caserme di Polizia ricoprendo alte cariche di responsabilità nel nome di uno Stato di Diritto? Ma soprattutto chi rappresentano quei “cittadini italiani”, celerini o funzionari dello Stato, che sembrano anche loro “indegni di questo Paese”?
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