Cetona deus ex machina
domenica, 8 luglio 2012
“…Il valore estetico dei luoghi è fattore determinante nel condizionare l’antropologia delle comunità: nei luoghi belli crescono persone migliori”.
Ogni tanto ripenso a questa affermazione fatta da un amico durante una discussione sull’estetica dei luoghi. Mi capita soprattutto quando sono seduto al tavolo dei bar sulla piazza di Cetona o nelle panchine laterali sui marciapiedi, per eccellenza gli unici punti di osservazione per renderti conto delle contraddizioni.
E allora succede che t’imbatti sullo sguardo del turista che all’ingresso sulla piazza resta meravigliato per l’ampio spazio che lo accoglie. Lo percorre ammirando gli edifici che lo delimitano, scrutando i negozi che vi si affacciano, apprezzando la quiete che si respira, sorridendo per la vivacità dei bambini che vi giocano in libertà. Ed è subito spontaneo il gesto di una foto ricordo dell’insieme accanto alla fontana. Campo lungo che riprende lo scorcio della torre del rivellino, gli antichi palazzi su piazza Balestrieri, i sovrastanti della Cittadella e infine la Rocca. Un classico da digitalizzare e pubblicare in rete su flickr con tanto di didascalia e data.
Ma con tutta la buona volontà dell’occhio esperto nell’intento dello scatto le acrobazie del fotografo non possono evitare la grande muraglia cetonese delle auto in sosta, degli inutili cartelli segnaletici che ne delimitano lo spazio e il tempo di permanenza.
Con l’umorismo inglese, che si basa più sulla logica, si potrebbe dire che sulla piazza di Cetona ci sono due bar uno “open space” e l’altro “closed space”. Ma noi siamo abituati alle barzellette che hanno solo lo scopo di far ridere e allora basta salire nella parte alta del paese, per intenderci alla Cittadella o alla piazzetta della Chiesa Collegiata, per godersi lo spettacolo di un parcheggio drive-inn dove mancano solo le bandierine con su scritto “for sale”.
E allora se in questi luoghi belli non crescono le persone migliori ma “ci vuole tempo e soprattutto la consapevolezza di fare del bene anche a dispetto di chi non lo vuole o non lo capisce…” perché non sacrifichiamo quel piccolo giardino prima dell’ingresso sulla piazza (dalla parte del fosso cupo dove c’è la fermata del bus) per farci un parcheggio? Ben sistemate basta e avanza nel numero auto di quelli che si ostinano a tenerle in piazza in barba al disco orario.
Se non altro daremo l’idea, ai tanti cittadini del mondo che frequentano Cetona, di adottare l’usanza giapponese di lasciare le scarpe all’ingresso per quella forte distinzione tra gli ambienti “puliti” e quelli “sporchi”. Male che vada si potrà dire che bisogna sempre togliere le scarpe prima di entrare in una moschea…
Non ci sono ancora commenti per questa notizia
Puoi lasciare un commento, sottoscrivere il feed RSS o inviare un trackback.














